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Campo di concentramento di Buchenwald
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top
«Prima della presa di potere dei nazisti,

Weimar

era meglio conosciuta come la casa di

Johann Wolfgang von Goethe

, che ha incarnato l'

illuminismo tedesco

del

XVIII secolo

, e come il luogo di nascita della democrazia costituzionale tedesca nel 1919, la

Repubblica di Weimar

. Durante il regime nazista, "Weimar" è stato associato al campo di concentramento di Buchenwald.»

(The Library su Buchenwaldcite-ref-1[1])

Il mwfgcampo di concentramento di Buchenwald, istituito nel luglio 1937, fu uno fra i più grandi mwfwcampi della mwgaGermania nazista. Prende il nome dall'omonima località, sulla collina dellmwgq'mwggEttersberg, a circa otto chilometri da mwgwWeimar, nella regione della mwhaTuringia, nella mwhqGermania orientalecite-ref-2[2]. Fu costruito su una collina ricoperta da una fitta estensione di alberi di faggio (mwigBuchenwald significa letteralmente "bosco di faggi")cite-ref-3[3].

Tra il 1937 e il 1945 quello di Buchenwald divenne uno dei più importanti mwkacampi di concentramento e mwkqsterminio, nonostante i suoi piccoli inizi. Il 16 luglio 1937, infatti, «un commando di circa 300 deportati, provenienti dal disciolto campo di concentramento di Lichtenburg, presso mwkgLipsia, eresse, con attrezzi primitivi ed insufficienti, le prime baracche del campo di Buchenwald, ricavando il legname dalla foresta di Ettersberg, foresta che fu a suo tempo prediletta da mwkwJohann Wolfgang von Goethe»cite-ref-4[4] (le SS lasciarono in piedi l'"albero di Goethe"cite-ref-5[5], sotto il quale il grande poeta amava stare per scrivere le sue opere, all'interno di Buchenwald).

Dopo la sua espansione fu internato in questo campo un totale di circa mwnq238 980cite-ref-6[6]cite-ref-yad-7-0[7]cite-ref-8[8] persone provenienti da trenta nazionalità diversecite-ref-9[9]. Fu tra i lager dove si attuò principalmente lo sterminio tramite il lavoro. Il numero complessivo delle vittime fu di mwrg43 045, secondo alcune fonticite-ref-10[10]cite-ref-0-11-0[11], di mwtw56 554 secondo altrecite-ref-12[12]cite-ref-13[13], fra le quali mwwa11 000 ebreicite-ref-chronik-14-0[14]. La fama negativa di Buchenwald è inoltre legata a numerosi particolari che si diffusero molto prima della fine della guerra, tra i quali gli esperimenti medici sui prigionieri, la presenza tra gli internati della principessa italiana mwxqMafalda di Savoia, i fatti legati a mwxgIlse Koch, detta "la strega di Buchenwald", facendone uno dei luoghi più inquietanti e spaventosi della Germania nazistacite-ref-15[15].

Contents

Storia
Targhe
Note

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Storia

Il campo venne inizialmente denominato Ettersbergcite-ref-16[16], dal nome della collina della mwagTuringia su cui venne costruito. Il nome proposto venne però giudicato inappropriato in quanto collegato con diverse figure della cultura legate all'mwawIlluminismo, tra cui lo stesso Johann Wolfgang von Goethe che visse a Weimar, e come luogo di nascita della moderna democrazia tedesca. Il campo venne così rinominato Buchenwald, in riferimento al bosco di faggio lì presente. Lo storico dell'Olocausto James E. Young ha scritto che la locazione venne scelta appositamente dai vertici delle mwbaSS al fine di cancellarne l'eredità storica e culturale comunemente associata con l'areacite-ref-17[17].

Il campo fu istituito in un primo momento come luogo di detenzione preventiva e punizione per oppositori politici del regime nazista, criminali comuni e mwcgTestimoni di Geovacite-ref-18[18], tre categorie di prigionieri tedeschicite-ref-19[19]. Il primo ad arrivare nel nuovo campo fu un gruppo di 149 persone che giunse a luglio del 1937. Alla fine di quello stesso anno, però, il campo poteva già contare su una popolazione di mwew2 561 prigioniericite-ref-20[20].

Fu eretto in un luogo isolato, al di fuori da sguardi indiscreti. Furono costruite cinquanta baracche, circondate da mwgqfilo spinato elettrificato, vigilate da mwggSS armate di mitragliatrici e dominate dall'enorme ciminiera dei forni del crematorio, situata a poca distanza dall'ingresso principale.

Sul cancello principale del campo venne apposto il motto mwhaJedem das Seine (in italiano: "Ad ognuno il suo" o " Ad ognuno ciò che merita") in riferimento alla "razza superiore" e al suo preteso diritto di umiliare e distruggere le altre. Venne realizzata dal prigioniero di Buchenwald e architetto della mwhqBauhaus Franz Ehrlich, il quale utilizzò la stessa tipografia tipica della scuola nonostante la Bauhaus fosse proibita in quanto vista come "mwhgarte degenerata" da parte del nazismo. Questa personale offesa da parte di Ehrlich rimase inosservata ai membri delle SS fino alla fine della guerracite-ref-21[21]. Oggi la strada che attraversa il bosco di faggi e che porta al museo di Buchenwald è chiamata mwiwBlutstraße ("via del sangue"), in memoria delle decine di migliaia di prigionieri che qui caddero.

Il campo, ossia il cosiddetto "campo grande", comprendeva inizialmente tre parti: la zona per le SS, una per i detenuti, un'altra «adibita a zona industriale». L'ampliamento del campo portò alla costruzione di un ospedale, nel 1938, e a ulteriori diciassette blocchi, nel 1942, «in una zona adibita a quarantena» e denominata "piccolo campo" (mwjqin tedesco mwjgkleines Lager)cite-ref-22[22]. La popolazione concentrazionaria comprese nel tempo non solo uomini, ma anche donne e bambini. Curiosamente, l'unica mwkwquercia che i tedeschi non rimossero era quella in cui mwlaGoethe e la signora mwlqvon Stein avevano inciso i loro nomi.cite-ref-23[23]

Il campo dal 1938 al 1945

Agli oppositori politici, ai criminali recidivi, ai cosiddetti "asociali" e ai mwowTestimoni di Geovacite-ref-24[24] si aggiunsero, a partire dal 23 settembre 1938, prima mwqa2 200 mwqqebreicite-ref-25[25] deportati dall'mwrgAustria e, immediatamente dopo la mwrwnotte dei cristalli (mwsaKristallnacht), altri mwsq10 000, che «furono sottoposti a un terrore brutale»cite-ref-yad-7-1[7] e costretti a lavorare fino a 15 ore al giornocite-ref-26[26]cite-ref-27[27]. Prigionieri del campo furono ben presto anche gli omosessuali e gli mwvgzingaricite-ref-28[28]cite-ref-29[29], dopo la dichiarazione di mwxwHimmler del dicembre 1938, nella quale veniva trattata la situazione del popolo romanì di Germania «sotto l'aspetto della loro purezza razziale». A poco a poco, con l'inizio della mwyaseconda guerra mondiale, vi furono deportati degli stranieri in numero sempre più crescente. Il campo crebbe in brevissimo tempo e dai mwyq37 000 prigionieri del 1943 si passò ai mwyg63 000 all'inizio del 1944cite-ref-yad-7-2[7]. Al momento della liberazione il 95% degli internati non era tedesco.

Dopo il 1943, a Buchenwald e nei suoi complessivi 135 distaccamenti esterni vennero brutalmente sfruttati, per l'industria bellica, non solo i detenuti maschi del campo, ma dal 1944 anche alcune donne. I prigionieri erano confinati nella zona nord del campo, nota come campo principale, mentre gli alloggi delle SS di guardia e gli edifici amministrativi erano situati nella parte sud. La prigione, conosciuta anche col nome di "bunker", era situata nell'edificio di entrata della zona principale.cite-ref-30[30]

Pur non essendo stato concepito come luogo di sterminio organizzato, vi ebbero luogo uccisioni in massa di prigionieri di guerra e molti internati morirono in seguito a esperimenti medici e abusi delle mw1qSS. Le impiccagioni e le fucilazioni si susseguivano e venivano eseguite senza alcun processo anche per futili infrazioni alle rigide regole di vita nel campo.

Essere inviati prigionieri nei campi nazisti equivaleva tassativamente a essere sfruttati come manodopera schiava prima di veder eseguita una condanna a morte non pronunciata; anche Buchenwald faceva parte integrante del progetto di sterminio di massa tramite il lavoro-denutrizione organizzato dal regime nazista. Non vi risultano grandi camere a gas in pianta stabile, se non qualche locale forse adibito occasionalmente a tale uso di gasazione; questo perché in questi lager si sterminava principalmente con il lavoro. I prigionieri divenuti larve umane, inservibili ma che ancora non erano morti di sfinimento e consunzione nonostante il massacrante lavoro e la malnutrizione, venivano selezionati e spediti per essere uccisi nei centri di eutanasia del Terzo Reich, se non soppressi direttamente nel campo con iniezioni letali, colpi di pistola alla nuca, impiccagioni e altri sadici metodi.

Le prime vittime vennero inviate fino al 1940 a mw3qWeimar per essere cremate. Nel 1941 si costruì il grande crematorio stabile a Buchenwald. Questo crematorio era dotato di sei bocche di forno ad alto potere d'incenerimento, divise in due grandi forni di tre muffole ciascuno, installati della ditta mw3gJ.A. Topf und Söhne di mw3wErfurt. I muri del vasto sotterraneo del crematorio erano dotati in alto di ben 48 ganci da macellaio ancora visibili; qui avvenivano esecuzioni per strangolamento e impiccagione con numerose vittime, ammassate poi sul montacarichi che le portava da qui al piano dei forni. Cosa avvenne in atrocità in questo sotterraneo non è documentato che da pochi testimoni sopravvissuti.

Sempre nel crematorio troviamo un fornito ambulatorio medico, una sala settoria e una specie di finto misuratore dell'altezza dei detenuti, che nascondeva una SS pronta a sparare un colpo alla nuca alla vittima di turno. In questo ambulatorio (come nel blocco 61) venivano praticate ai detenuti, selezionati come inutili dai medici SS, iniezioni letali al cuore o in vena contenenti benzina o fenolocite-ref-31[31]cite-ref-32[32].

A gennaio del 1945, con l'avanzata dell'mw6gArmata Rossa, il lager divenne l'ultima stazione dei trasporti per l'evacuazione dei campi di mw6wAuschwitz e mw7aGross-Rosen. Le marce della morte che condussero a Buchenwald portarono migliaia di prigionieri, tanto che la popolazione degli internati contò in quel periodo ben mw7q86 000 persone, una parte delle quali visse in «condizioni terribili» in una tendopolicite-ref-yad-7-3[7].

Poco prima della liberazione, ad aprile 1945, le SS cercarono di sgomberare frettolosamente il campo. Si calcola che, mandati a marciare verso mete incerte fino allo sfinimento, circa mw8w15 000 - mw9a25 000cite-ref-yad-7-4[7] morirono nella "evacuazione". Circa mw-q21 000 prigionieri riuscirono però a non "mettersi in marcia" e a rimanere nel campo, grazie al rallentamento dell'evacuazione organizzato da alcuni resistenti. L'11 aprile 1945, quando il campo venne liberato, le forze di liberazione contarono nel campo di Buchenwald mw-g16 000 internati, mw-w4 000 ebrei e circa mw-a1 000 bambinicite-ref-yad-7-5[7].

Il lavoro dei prigionieri

«Buchenwald è stato uno dei campi affidati all'autogestione da parte dei "triangoli verdi", cioè i delinquenti comuni»cite-ref-34[34], e fu il campo dove maggiormente fu sperimentato l'annientamento per mezzo del lavoro. All'interno del campo furono trattenuti un grosso numero di prigionieri di guerra russi. Oltre che nella costruzione del campo, i deportati furono utilizzati in ben 130 campi e sottocampi esterni. Alcuni detenuti vennero utilizzati come manodopera per gli stabilimenti della mwareBMW, in particolare quelli di mwariEisenach e Abteroda.

I "beneficiari" del lavoro forzato dei denutriti "uomini a strisce blu" non opponevano mai resistenza, né vincoli morali alle pratiche terroristiche delle mwarqSS e dei mwarukapo, rendendosi complici e, talvolta, anche diretti responsabili. Una caratteristica del campo, che dimostrò il sarcasmo umiliante e l'immoralità dei nazisti, fu quella dei "cavalli cantanti". I "cavalli", perché come animali venivano trattati, furono i prigionieri, costretti e minacciati, mentre trainavano carri con carichi pesantissimi, a cantarecite-ref-35[35].

Periodicamente venivano selezionati i prigionieri che erano ancora in grado di lavorare; lo staff delle SS inviava quindi coloro che risultavano troppo deboli o incapaci di continuare a lavorare a Bernung o Sonnenstein. In questi luoghi i prigionieri venivano uccisi con il gas. All'interno del campo i prigionieri troppo debilitati venivano uccisi per mezzo di iniezioni di mwarsfenolo, somministrate dai medici delle SS. Il personale medico includeva 70 medici e ben 280 infermiericite-ref-lager-36-0[36].

«La presenza fra i deportati di numerosi dirigenti politici, in special modo del partito comunista, favorì i contatti fra i vari gruppi nazionali esprimendosi in una solidarietà grazie alla quale fu possibile aiutare i più deboli e perfino salvare da sicura morte, nascondendoli con ingegnosi accorgimenti, alcuni che gli aguzzini avevano condannato per motivi spesso futili»cite-ref-aned-37-0[37].

Le efferatezze sui prigionieri

Morire di escrementi a Buchenwald

«Il fatto è che i detenuti erano sistematicamente sottoposti a sozzure. Erano il bersaglio deliberato del lancio di escrementi [...] I detenuti nei campi nazisti affogavano letteralmente tra i propri rifiuti, e morire per via degli escrementi era una cosa comune. A Buchenwald, per esempio, le latrine consistevano di fosse aperte lunghe otto metri, profonde quattro metri e larghe quattro metri [...] Queste stesse fosse, sempre traboccanti, venivano svuotate di notte da detenuti che non avevano altro per farlo che piccoli secchi. Un testimone oculare racconta: Il posto era scivoloso e non illuminato. Dei trenta uomini assegnati a questo lavoro, dieci in media cadevano nella fossa durante il turno di ogni notte. Agli altri non era consentito tirar fuori i malcapitati. Quando il lavoro era stato ultimato e la fossa era vuota, allora e solo allora avevano il permesso di rimuovere i cadaveri.»

The Survivor: An Anatomy of Life in the Death Camps, pp. 58, 59, di Terrence Des Pres, accademico e scrittore, uno dei massimi esperti della Shoahcite-ref-38[38]cite-ref-39[39] (a pag. 56 nella edizione italiana della Mimesis del 2013: Il sopravvivente - Anatomia della vita nei campi di morte).

Dalle testimonianze certificate dei sopravvissuti, il "quadro" che ne esce sui crimini perpetrati giornalmente a Buchenwald è sconvolgente, con un vasto campionario di comportamenti riprovevoli da parte di aguzzini nazisti e medici criminali: lavoro massacrante fino a quindici ore al giorno, gravi sevizie e violenze compiute sui prigionieri, atti di sadismo, condizioni igieniche e sanitarie tali da favorire epidemie, esecuzioni sommarie per futili motivi, cibo scarso al limite della fame ed esperimenti su cavie umane.

Un testimone oculare (René Séglatcite-ref-40[40], matricola 41.101 di Buchenwald, classificato "mwatqterrorista mwatucomunista" identificato dal mwatytriangolo rossocite-ref-41[41]) ha raccontato particolari su come si svolgeva la vita nel campo: «Gli occupanti di tutte e 61 le baracche, o blocchi, dovevano alzarsi verso le quattro e trenta del mattino. Uscivamo a torso nudo e spesso dovevamo spezzare il ghiaccio per poterci lavare. Sani o malati, tutti dovevano ubbidire. Poi c'era la distribuzione del pane: una razione giornaliera di 200 - 300 grammi di pane insipido, con un sottile strato di margarina e qualcosa che somigliava vagamente alla marmellata. Alle 5:30 tutti venivano convocati per l'appello. Che esperienza terribile era portare fuori sulle spalle quelli che erano morti durante la notte! L'odore acre dei cadaveri bruciati ci ricordava i nostri compagni. Eravamo sopraffatti da sentimenti di ripugnanza, disperazione e odio, perché sapevamo che avremmo potuto facilmente fare la stessa fine. Il mio lavoro nel mwatsBAU II Kommando consisteva nello scavare fosse senza alcuno scopo. Appena avevamo terminato di scavare la fossa, profonda un paio di metri, dovevamo riempirla daccapo altrettanto scrupolosamente. Il lavoro iniziava alle 6:00 di mattina; a mezzogiorno c'era un intervallo di mezz'ora, dopo di che andavamo avanti fino alle 19:00. Spesso sembrava che l'appello serale non finisse mai. Ogni volta che sul fronte russo i tedeschi avevano subìto pesanti perdite, l'appello poteva durare anche fino a mezzanotte».

Un aspetto particolare, che dimostrò quanto poco potesse valere la vita a Buchenwald, fu quello degli esperimenti medici sui prigionieri. Trattati come cavie, centinaia di internati furono sottoposti a esperimenti molto pericolosi. Di alcuni di questi esperimenti, i medici conoscevano già il risultato: morte certa. L'intento «scientifico» era quello di verificare reazioni, resistenza e tempi prima del decesso. «[...] in altri casi, gli obbiettivi non [erano] riconducibili ad altro che alla perversione degli operatori medici»cite-ref-lager-it-42-0[42].

Gli esperimenti medici

I medici di Buchenwald condussero una serie di pericolosi esperimenti sugli internati, usandoli come cavie. Per alcuni esperimenti si hanno dati certi, grazie a documenti e diari che hanno trattato in maniera particolareggiata questi esperimenti; per altri i dati sono scarsi e gli studiosi dell'olocausto cercano di ricostruirne l'entità e la portata, cercando di stabilire anche l'effettivo numero di vittime. Si sa di certo, per esempio, che a Buchenwald furono condotti esperimenti sulla mwau4febbre gialla e l'mwau8influenza. Si conosce «con certezza che gli infettati furono 485 prigionieri, di cui 90 olandesi»cite-ref-lager-it-42-1[42], ma non si conosce invece quante furono le vittime di questo procedimento.

Tra dicembre 1943 e ottobre 1944 un altro tipo di esperimento crudele occupò i medici di Buchenwald, riguardante la reazione ad alcuni veleni sull'uomo. Il veleno veniva messo nei cibi dei prigionieri, senza che questi ne fossero a conoscenza. A quel punto la maggioranza dei prigionieri moriva «quasi subito, coloro che sopravvivevano venivano invece uccisi per consentire le autopsie». In questo tipo di esperimento, vennero anche sparati sui prigionieri proiettili avvelenati, allo scopo di testarne l'efficaciacite-ref-lager-it-42-2[42]. In questo tipo di esperimento si distinse il capo dell'ufficio di igiene del servizio medico delle SS, Joachim Mrugowsky, che alla fine della guerra fu processato e poi impiccato nel 1948.

Il dott. Hans Eisele fu invece responsabile a Buchenwald di tutti gli esperimenti di mwavovivisezione compiuti sui prigionieri. Un altro "studio" di Eisele riguardò «il meccanismo del vomito». Per provocarlo somministrava iniezioni di mwavsapomorfine agli internati. Si calcola che almeno 300 prigionieri ebrei olandesi siano stati uccisi da questo tipo di esperimento. Aiutante di Eisele in questi "studi", fu il dottor Neumanncite-ref-44[44].

Il dottor Ellenback condusse invece esperimenti sui gruppi sanguigni. Molto attivo in questa pratica criminale fu il dottor Bruno Weber, che «operava trasfusioni tra persone di gruppi sanguigni differenti», con il solo scopo di studiarne il decorso mortalecite-ref-45[45].

Esperimenti di vaccinazione antipetecchiale a Buchenwald

Questo tipo di esperimento fu condotto su esseri umani in due località, nel lager di mwawgBuchenwald e nel lager di mwawkNatzweiler-Struthof. Quello che sappiamo sugli esperimenti di Buchenwald lo si deve al diario del centro-ricerche del dott. mwawoErwin Ding-Schuler, il quale lavorava nel campo, alle deposizioni di vari scienziati europei internati nel lager e costretti a prendere parte a tali esperimenti, alle deposizioni del dott. Eugen Kogon, che riuscì a salvare il diario e che al mwawwprocesso di Norimberga fu interrogato come testimone. Il dott. Kogon era scrivano del reparto antipetecchiale e virologico nel lager, reparto che era diretto da Ding Schuler e che dipendeva dall'Istituto d'Igiene di Berlino, a capo del quale c'era lmwaw0'mwaw4SS-Oberfuhrer Murgowsky. Lo scopo era quello di arrivare alla formulazione e alla produzione di un mwaxavaccino da distribuire alle truppe SS che in Oriente erano minacciate dal mwaxetifo petecchiale. La scelta del lager non era stata casuale. Infatti, all'interno di Buchenwald erano stati internati degli scienziati da cui ci si aspettava la massima collaborazione (alcuni degli internati cui ci si riferisce sono mwaxiLudwig Fleck, Balachowsky, e van Lingen). Prima di provare una nuova formulazione, i medici delle mwaxuSS provarono sui deportati i vari vaccini già esistenti per verificarne/confutarne l'effettiva efficacia. Gli esperimenti furono condotti nel blocco/baracca 46 del lager di Buchenwald. Almeno 200cite-ref-46[46] furono i morti per questo tipo di esperimento.

"Ricerche" sulla cura ormonale dell'omosessualità

Gli esperimenti vennero condotti a partire dal luglio 1944 nel mwax0campo di concentramento di Buchenwald dal medico mwax4SS mwax8danese mwayaCarl Peter Vaernet e consistevano nell'impianto di massicce dosi di mwayetestosterone su deportati mwayiomosessuali, alla ricerca di una "cura" che avrebbe dovuto rendere mwaymeterosessuali i soggetti trattati. Il risultato fu che essi persero la vita per un esperimento fallimentare.

Buchenwald e i disabili: l'inizio dell'Aktion 14F13

«La commissione doveva recarsi nei campi di concentramento per visitare malati di mente, psicopatici e detenuti ebrei inizialmente del campo di Buchenwald e - successivamente - di tutti i campi di concentramento controllati dalle SS. L'intera operazione ebbe il nome di "Aktion 14F13" dalla sigla del formulario utilizzato nei campi per registrare i decessi. I "selezionati" dovevano essere inviati nelle cliniche di eliminazione e gasati.»

(Olokaustoscite-ref-l-inizio-dell-aktion-14f13-47-0[47])

Buchenwald ha inoltre un triste primato: fu il primo campo interessato all'operazione "Aktion 14F13", ovvero all'eliminazione fisica di tutti i disabili, operazione che si svolse sotto il controllo e le istruzioni di mwazmHeinrich Himmlercite-ref-l-inizio-dell-aktion-14f13-47-1[47].

A Buchenwald, mwazkWaldemar Hoven, che si era già distinto per esperimenti sul tifo petecchiale, su altri tipi di vaccini e su esperimenti condotti sulla mwazogangrena gassosa, ebbe un ruolo di primo piano nell'attuare il progetto "Aktion 14F13", l'eutanasia dei prigionieri mentalmente disabili, in cui è stato calcolato che mwazs1 000 internati vennero eliminaticite-ref-waldemar-hoven-48-0[48]. D'altronde nel mwaaaprocesso ai dottori, Hoven ammise: «mwaae [...] In alcuni casi supervisionai le uccisioni dei prigionieri disabili con un'iniezione di fenolo, dietro richiesta dei prigionieri, all'interno dell'ospedale con l'assistenza di altri prigionieri. Il dottor Ding una volta disse che non seguivo la corretta procedura e praticò lui stesso tre iniezioni uccidendo tre prigionieri che morirono in pochi minuti [...]mwaai »cite-ref-waldemar-hoven-48-1[48].

Le controversie sullo zoo

Un articolo apparso sul New York Times nel 1988 riportava una testimonianza raccapricciante circa la presenza di uno zoo all'interno del campo dove orsi e aquile sarebbero stati alimentati con la carne umana dei prigioniericite-ref-49[49]. Tale circostanza non è confermata da nessun'altra fonte per cui, nonostante abbia scatenato all'epoca un ampio dibattito, può ritenersi storicamente falsacite-ref-50[50]. Tuttavia lo studio dei documenti storici ha confermato con certezza che, sin dal 1938, nel campo di Buchenwald fu effettivamente installata un'esposizione zoologica di orsi, scimmie e altri animali esotici. Lo scopo era quello di svago per gli ufficiali delle SS e i loro familiari, ma è dimostrato che la collocazione dello zoo era tale che le gabbie erano ben visibili anche dal recinto di detenzione degli internaticite-ref-51[51]. I ruderi sono tuttora visibili e fanno parte del percorso di visite guidate. Un particolare inquietante, oggetto di molte controversie, è un ordine del comandante del campo ritrovato dagli storici (ordine 56 del settembre 1938) in cui si raccomanda che gli animali ricevano trattamento e cure scrupolose. Questo aspetto, sebbene denoti positivamente la mwabkmodernità animalista del nazismo, diventa inquietante e grottesco se letto congiuntamente al parallelo trattamento disumano riservato agli internati.

"La strega di Buchenwald"

Il campo di Buchenwald è stato reso famoso anche da mwaciIlse Koch, che nel 1936 sposò Karl Koch, comandante del campo. Per la sua ferocia, immoralità e sadismo, fu denominata dagli internati "la cagna di Buchenwald" (mwacmBuchenwälder Hündin), "la strega di Buchenwald" (mwacqDie Hexe von Buchenwald), "donnaccia di Buchenwald" (mwacuBuchenwälder Schlampe), "la iena di Buchenwald" (mwacyHyänen von Buchenwald)mwacc. Ilse Koch aveva un desiderio feticista per i tatuaggi dei prigionieri, che avrebbe fatto rimuovere dalle vittime, per conservarli. Nel blocco 50, dove i medici nazisti facevano esperimenti medici di ogni genere, si ritiene che la pelle dei prigionieri che avevano tatuaggi, dopo l'uccisione, sia stata conciata, e che sia stata utilizzata per fare copertine di libri e paralumi per Ilse Koch. Questa pratica, messa in dubbio dai mwacgnegazionisti dell'Olocausto, fu portata come prova d'accusa nei processi a Ilse Kock. «Si sa che alcuni oggetti erano fatti di pelle umana perché c'erano tatuaggi, e perché fu eseguita un'analisi microscopica forense degli oggetti» che dimostrò che anche il materiale usato per i paralumi fosse proprio pelle umanacite-ref-52[52]cite-ref-53[53].

Processata dal tribunale militare di mwadiDachau, fu condannata all'ergastolo nel 1947, pena poi commutata in quattro anni "perché non erano state fornite prove evidenti". Fu liberata nel 1949 dal generale mwadmLucius Clay, comandante statunitense della zona tedesca, ma per le proteste suscitate dalla sua ingiustificata liberazione fu nuovamente arrestata e processata dalla corte tedesca. Il giudizio fu ancora una condanna all'ergastolo. Il 1º settembre 1967, la Koch fu trovata esanime nella sua cella della prigione di mwadqAichach in mwaduBaviera; si era suicidata, impiccandosi.

Resistenza dei prigionieri nel campo

Già dal 1938 iniziò a svilupparsi la resistenza clandestina degli internati nel campo, anche grazie ai detenuti politici che si erano infiltrati in quasi tutta l'amministrazione del lager. L'11 aprile del 1945 fuggirono quasi tutte le SS e i prigionieri riuscirono a togliere il controllo del campo alle guardie rimastecite-ref-0-11-1[11]. Quando gli Alleati giunsero a Buchenwald, il campo era sotto il totale controllo della Resistenza.

La liberazione del campo

«[...] quando nei primi giorni dell'aprile 1945 le SS decisero di sgombrare il campo e fecero partire un primo convoglio di circa 28

000 deportati verso altri campi, il comitato clandestino internazionale, a mezzo di una emittente che era stata costruita in gran segreto, si mise in contatto con le truppe statunitensi che avanzavano nella zona, chiedendo immediato aiuto e nello stesso tempo ordinando l'insurrezione generale. Quando gli alleati giunsero a Buchenwald, il campo era già stato liberato dagli stessi deportati ed il comitato internazionale ne gestiva la vita democraticamente. Era il 13 aprile 1945.»

(Buchenwald nella scheda dell'ANEDcite-ref-54[54])

L'11 aprile 1945 i militari della US 89th Infantry Division (l'89ª divisione fanteria della terza armata degli Stati Uniti) raggiunsero la zona. Le SS fuggirono e i prigionieri stessi liberarono il campo, organizzando un sistema di autogestione interna. Nel pomeriggio i soldati del generale mwaekGeorge Smith Patton spezzarono i fili spinati ed entrarono nel campo. Il deportato mwaeoStefan Jerzy Zweig, allora bambino, ha lasciato una cronaca di quelle ultime ore nel suo romanzo mwaesLe lacrime non bastano.

Storia dei 904 bambini di Buchenwald e il blocco 66

«Questo rimane uno dei misteri della Shoah. Negli archivi ritrovati nell'ex caserma delle SS in Germania, a Bad Arolsen, vi sono tutti i nomi di questi ragazzini [...]. Di quell'alto numero di ragazzini presenti nel campo era risaputo, dal momento che i gerarchi nazisti consideravano i più giovani

forza inerme

, un costo vivo da destinare immediatamente alle camere a gas.»

(Oltreilcampo)

Quando l'11 aprile 1945 le truppe di liberazione statunitensi giunsero a Buchenwald, fra i sopravvissuti trovarono 904 giovanissimi prigionieri. La sopravvivenza di questi bambini («polacchi, ungheresi, cechi, slovacchi, romeni, lituani, alcuni russi e ucraini, qualche zingaro, un solo greco») fu eccezionale, perché secondo i parametri e criteri nazisti applicati a ogni lager, quelle "vite inutili", o meglio dannose, perché mwafksolo da sfamare visto che non potevano mwafocontribuire in nessun modo "al lavoro", dovevano essere eliminate. Il caso, unico nelle sue dimensioni in tutta la storia dei campi di concentramento nazisti, aveva una ragione, che l'apertura ai ricercatori del grande archivio nazista di Bad Arolsen, in Germania, ha contribuito a chiarire.cite-ref-repubblica-it-55-0[55]

I bambini (la maggior parte adolescenti tra i 13 e i 17 anni, ma anche bambini fra i 6 e i 12 anni e due di 4 anni) si trovavano nel blocco 66, nel blocco 8 e alcune decine nel blocco 49. Questi erano diventati zone mwagaoff limits per le stesse SS, che non si azzardavano minimamente a ispezionare questi blocchi; girava la voce, infatti, che questi blocchi fossero infestati dal tifo. A rendere possibile questo "miracolo",cite-ref-56[56] in un campo di concentramento dove perirono più di mwagu56 000 persone, furono alcuni coraggiosi detenuti giovani comunisti, che si erano battuti affinché questi bambini non fossero trasferiti ad altri campi di sterminio e fossero risparmiati dalle forme più brutali di lavoro coatto.

A Buchenwald ci fu un movimento di resistenza attiva, un vero e proprio network di prigionieri politici 'anziani' in grado di agire in quella sorta di 'zona grigia' fra i comandanti e i detenuti, capace di dare protezione a quei bambini. Non solo hanno dato loro rifugio, ma hanno impartito loro alcuni rudimentali principi scolastici, come se si trovassero davvero in classe.

Coloro che si operarono per salvare i bambini furono in primo luogo i capi della baracca 8 (Franz Leitner, comunista austriaco di mwagkVienna, e Wilhelm Hammann, comunista tedesco dell'mwagsAssia)cite-ref-57[57] e i capi della baracca 66 (Antonin Kalina, un comunista di mwahePraga, e il suo vice Gustav Schiller, un comunista ebreo polacco originario di mwahmLeopoli).cite-ref-58[58]

Dopo la liberazione, i cappellani dell'esercito americano Rabbi Herschel Schacter e Rabbi Robert Marcus contattarono gli uffici della OSE (Oeuvre de secours aux enfants), organizzazione di soccorso dei bambini ebrei a mwahkGinevra: 427 di quei bambini (la maggior parte dei quali erano rimasti orfani) furono ospitati in Francia, 280 in Svizzera e 250 in Inghilterra.

Alcuni di quei bambini sarebbero divenuti famosi nel dopoguerra, dal premio Nobel mwahsElie Wiesel (allora un adolescente) a mwahwYisrael Meir Lau (8 anni), che sarà rabbino capo di mwah0Tel Aviv, e ancora mwah4Thomas Geve e mwah8Gert Schramm, il più giovane prigioniero di colore del campo.cite-ref-59[59]

La conferma arriva da Buchenwald

La consapevolezza dell'enormità delle uccisioni e delle condizioni disumane in cui vennero tenuti i deportati venne alla luce con l'ingresso nei campi, abbandonati dai nazisti in fuga, delle truppe alleate sul finire della guerra.

Una descrizione radiofonica del lager di Buchenwald venne fatta dal giornalista mwaicEdward R. Murrow, entrato nel campo assieme alle truppe statunitensi il 12 aprile 1945, che concluse il suo reportage con queste parole:

(inglese)

«I pray you to believe what I have said about Buchenwald. I have reported what I saw and heard, but only part of it. For most of it I

have

no words... If I've offended you by this rather mild account of Buchenwald, I'm not in the least sorry.»

(italiano)

«Vi prego di credere a ciò che ho detto a proposito di Buchenwald. Ho riferito quello che ho visto e sentito, ma solo una parte di ciò. Per la maggior parte di esso io non ho parole ... Se vi ho sconvolto con questa cronaca piuttosto edulcorata di Buchenwald, non me ne scuso.»

(Estratto da Edward R. Murrow, Liberation of Buchenwald, su YouTube, 15 aprile 1945.)

Il numero del 7 maggio 1945 della rivista mwaioLife pubblicò un servizio di sei pagine intitolato "Atrocities - Capture of the German concentration camps pile up evidences of barbarism that reaches the low point of human degradation"cite-ref-60[60], con sei pagine di fotografie, scattate da quattro fotografi nei campi di Belsen, Buchenwald, Gardelegencite-ref-61[61] e Nordhausen. A commento del valore di testimonianza delle immagini, nel testo è scritto:

(inglese)

«For 12 years when the nazis seized the power, Americans have heard charges of German brutality. Made skeptical by World Wide I "atrocity propaganda" many people refused to put much faith in stories about the inhuman Nazi treatment of prisoners. Last week Americans could no longer doubt stories of Nazis cruelty. For the first time there was irrefutable evidence as the advancing Allied Army captured camps filled with political prisoners and slave laborers, living and dead.»

(italiano)

«Per 12 anni, da quando i nazisti presero il potere, gli Americani hanno sentito di accuse di brutalità tedesca. Rese scettiche dalla "propaganda di atrocità" della prima guerra mondiale, molte persone rifiutarono di prestare davvero fede ai racconti degli inumani trattamenti nazisti verso i prigionieri. Dalla scorsa settimana gli Americani non possono più dubitare delle storie della crudeltà nazista. Per la prima volta c'è evidenza irrefutabile, dal momento che le armate alleate, avanzando, hanno liberato campi riempiti di prigionieri politici e schiavi lavoratori, vivi e morti.»

(Life Magazine, p. 33, 7 maggio 1945.)

Esistono numerose fotografie, filmati e resoconti che documentano la vita nel campo di Buchenwald nei giorni e nelle settimane successive alla liberazione. Tra le testimonianze più importanti si annoverano anche i disegni realizzati da mwajuCorrado Cagli, giunto al campo tra le truppe alleate.cite-ref-62[62]

Gli abitanti di Weimar nel campo di Buchenwald

Alcuni giorni dopo la liberazione del campo da parte degli Alleati, il 16 aprile 1945, un'ordinanza del comandante statunitense costrinse mille cittadini di mwakeWeimarcite-ref-63[63] a visitare il campo per la visione di "reperti" riguardanti un orrore ancora visibile dopo la liberazione. Fu organizzata una sorta di "mostra degli orrori" dei crimini perpetuati dai nazisti. Lo scopo era quello di mostrare ai cittadini ciò che fecero i loro connazionali nazisti e di far loro capire di quali crimini anch'essi si erano resi implicitamente complici, poiché molti avevano asserito di non sapere che cosa era successo a pochi chilometri dal luogo in cui vivevano.

I cittadini di Weimar, per la maggior parte persone anziane, sfilarono in una sorta di processione a due a due attraverso un corridoio formato da due file di militari che condussero i visitatori in un percorso "macabro" e preordinato dei diversi blocchi. La visione comprendeva: camion stracolmi di cadaveri, mucchi di cadaveri in terra, fosse comuni con centinaia di morti, i luoghi fatiscenti dove i prigionieri vivevano, un "campionario" di internati scheletrici con visi emaciati e occhi infossati, che si trascinavano a stento.

Su dei tavoli all'aperto, inoltre, erano stati posti in mostra diversi pezzi che dimostravano la crudeltà degli "artigiani nazisti" di Buchenwald: paralumi fatti di pelle con tatuaggi degli uccisi, teste umane miniaturizzate di alcuni prigionieri esposte come trofei, posacenere fatti da vertebre umane.

Gli statunitensi produssero anche filmati su questa visita forzata dove sono ben visibili le reazioni dei cittadini di Weimar: sgomento, pianto e incredulità in un ambiente fetido mostrato da riprese in cui molti visitatori portavano, proprio per il fetore degli ambienti, un fazzoletto sul naso per gran parte dei percorso guidato.

Numero di vittime

Il numero totale delle vittime è stato stimato in circa mwaks56 000cite-ref-chronik-14-1[14]cite-ref-64[64]. Tra questi vi furono mwalq15 000 sovietici, mwalu7 000 polacchi, mwaly6 000 ungheresi, mwalc3 000 francesi e altre mwalg26 000 persone da 26 paesi europeicite-ref-overesch-65-0[65]. Gli ebrei uccisi furono in complesso mwal011 000. Vi furono inoltre anche mwal49 000 vittime tedesche (prigionieri politici, religiosi, omosessuali, e altri). Del numero totale di vittime, è stato possibile assegnare un nome solo a circa mwal836 000cite-ref-66[66].

Comandanti del campo

• mwamcSS-Standartenführer mwamgKarl Otto Koch (dal 1937 al 1941)cite-ref-scheda-del-campo-di-buchenwald-67-0[67]
• mwam4SS-Oberführer mwam8Hermann Pister (dal 1942 al 1945)cite-ref-scheda-del-campo-di-buchenwald-67-1[67]

Lo staff medico del campo

Lo staff medico includeva 70 dottori e ben 280 infermiericite-ref-lager-36-1[36]. Fra i medici criminali c'erano:

• mwaomWaldemar Hoven, ufficiale delle mwaoqSS e ufficiale medico del campo di concentramento di Buchenwald. Al mwaouprocesso ai dottori di mwaoyNorimberga venne riconosciuto colpevole di mwaoccrimini di guerra, mwaogcrimini contro l'umanità e membro di un'organizzazione criminale; venne impiccato il 2 giugno 1948 nella prigione di mwaokLandsberg, in mwaooBavieracite-ref-68[68].
• mwapaCarl Peter Vaernet, medico danese, mwapemwapiSS-Sturmbannführer (maggiore). Utilizzò come mwapmcavie umane internati mwapqgay del campo, sperimentando la possibile cura dell'omosessualità con l'utilizzo di composti di mwapuormoni sintetici, sperando che essi potessero modificare l'mwapyorientamento sessuale dei "pazienti". Tra i sottoposti alla "cura", almeno tredici morirono nelle settimane successive al "trattamento". Morì, impunito, il 25 novembre 1965 a causa di un'imprecisata malattia febbrilecite-ref-69[69].
• Gerhard Schiedlausky, comandante medico del campo di Buchenwald, mwapwmwap0SS-Hauptsturmführer (capitano). Processato, ritenuto colpevole e condannato ad mwap4Amburgo, il 3 febbraio 1947 fu impiccatocite-ref-70[70].
• Erwin Ding-Schuler, dottore, «direttore della "sezione ricerche per il tifo petecchiale" di Buchenwald e direttore del reparto centrale compiti speciali dell'ufficio di Igiene del dipartimento D, il servizio sanitario delle SS». Morì suicida dopo la sua cattura e imprigionamento il 25 aprile 1945 nel carcere di Monaco-Freysingcite-ref-71[71].
• Joachim Mrugowsky, «capo dell'ufficio di igiene del servizio medico delle SS». Fu "direttore" degli esperimenti sul fenolo a Buchenwald, comandò a Ding-Schuler e a Hoven l'eliminazione dei prigionieri mentalmente disabili nell'operazione "14F13". Catturato dagli mwaqkAlleati e ritenuto colpevole dei crimini ascritti, fu condannato a morte. Venne impiccato il 2 giugno 1948 nella prigione di mwaqoLandsberg, in mwaqsBavieracite-ref-72[72].
• Hans Eisele, «uno dei più feroci medici nell'uso di esseri umani come cavie». Dopo la guerra venne processato e condannato alla pena capitale. Fu beneficiario di una riduzione di pena che ridusse la sua reclusione a 10 anni. Morì nel 1967, 15 anni dopo la sua liberazione avvenuta nel 1952cite-ref-73[73].

Lista dei sottocampi

Buchenwald contava un numero considerevole di sottocampi o distaccamenti esterni al campo principale. Il numero è stimato in circa 130 unitàcite-ref-aned-37-1[37].

Il numero delle internate donne, all'inizio dell'apertura del campo quasi inesistente, man mano che si aggiunsero nuovi sottocampi, come quello di Gross Werther, diventò considerevole. Si trattava di gruppi di donne provenienti dal mwar0campo di concentramento di Ravensbrück costituiti, in prevalenza, da prigioniere ebree polacche e ungheresicite-ref-74[74].

Prigionieri famosi legati a Buchenwald

• mwasoErnst Thälmann, mwassattivista politico mwaswtedesco, segretario generale del mwas0Partito Comunista di Germania (KPD), ucciso nel campo con un colpo alla nuca dagli uomini delle mwas4SS il 18 agosto 1944
• mwataMafalda di Savoia, principessa d'mwateItalia, operata per amputarle un braccio finitole in mwatigangrena per incuria dei medici del campo, morì dissanguata dopo l'operazione nel campo il 28 agosto 1944. «Mafalda era stata intenzionalmente operata in ritardo e l’intervento era il risultato di un assassinio sanitario avvenuto per mano di Gerhard Schiedlausky (poi condannato a morte dal tribunale militare di Amburgo e giustiziato per impiccagione nel 1948), come era già avvenuto per altri casi, soprattutto quando si trattava di eliminare "personalità di riguardo"»cite-ref-75[75]
• mwatgMaurice Halbwachs, filosofo e sociologo francese, morì nel campo il 16 marzo 1945, dopo che si era ammalato di dissenteria
• mwatoElie Wiesel, scrittore statunitense di cultura ebraica, uno dei ragazzi sopravvissuti a Buchenwald mwats Premio Nobel per la pace 1986
• mwat0Imre Kertész, scrittore mwat4ungherese, sopravvissuto a Buchenwald mwat8 Premio Nobel per la letteratura 2002
• mwaueYisrael Meir Lau, mwauirabbino capo mwaumaschenazita d'mwauqIsraele, internato a otto anni, sopravvissuto a Buchenwald
• mwauyGert Schramm (1928-2016), il più giovane prigioniero di colore del campo, sopravvissuto
• mwaugJean Améry, scrittore, sopravvissuto a Buchenwald
• mwauoDietrich Bonhoeffer, teologo luterano tedesco, sopravvissuto a Buchenwald, ucciso nel mwauscampo di concentramento di Flossenbürg
• mwau0Léon Blum, mwau4politico mwau8francese e sua mogliecite-ref-76[76]
• mwavuJorge Semprún, mwavyscrittore mwavcspagnolo e ministro della cultura di mwavgSpagna, arrestato dalla mwavkGestapo, nel 1944 venne inviato al campo di concentramento di Buchenwald dove militò nell'organizzazione comunista clandestina formatasi all'interno del campo, Qui ritrovò anche il maestro mwavoMaurice Halbwachs, che morì tra le sue braccia e al quale dedicò alcune pagine del suo libro mwavsMale e modernità, edito in Italia da Passigli Editore. Sopravvissuto.
• mwav0Gioacchino Ernesto di Anhalt, ultimo duca di Anhalt, morto nel 1947 a Buchenwald prigioniero dei sovietici
• Hermann Leopoldi, compositore austriaco, sopravvissuto a Buchenwald
• mwawaStefan Jerzy Zweig, internato a tre anni, sopravvissuto a Buchenwald, autore del romanzo mwaweLe lacrime non bastano
• mwawmNedo Fiano, deportato nel mwawqcampo di concentramento di Auschwitz e liberato a Buchenwald, deceduto nel 2020 è stato uno dei più attivi testimoni italiani della Shoah.
• mwawyPio Bigo, resistente partigiano piemontese, arrestato nella Valle di Viù e deportato in diversi campi di concentramento e sterminio di Austria, Polonia e Germania: Mauthausen, Gusen 1, Linz 1, Linz 3, Auschwitz-Birkenau, Monowitz, Gliwice (sottocampo di Auschwitz) e quindi Buchenwald, dove venne liberato l'11 aprile 1945 dagli Alleaticite-ref-77[77]. Autore del libro mwawsmwawwIl triangolo di Gliwice – Memoria di sette lager.
• mwaw4Henry Michaud, mwaw8generale mwaxafrancese, primo mwaxecapo di stato maggiore dell'mwaxiArmée de l'air, dirigente dell'Organisation de résistance de l'Armée durante l'occupazione tedesca, morto di privazioni il 24 gennaio 1945.
• mwaxuGeorg Hornstein, combattente considerato come esempio di resistenza ebrea nella mwaxyGermania nazista.

Tutti i criminali processati

mwaxoI responsabili del campo di concentramento di Buchenwald processati nelle foto segnaletiche dell'aprile 1947cite-ref-78[78]

Dopo il 1945

Dopo la concessione del territorio alla mwa9oDDR, Buchenwald fu riaperto tra il 1945 e il 1950 dal governo sovietico e amministrato dall'mwa9sNKVD come "campo speciale" per oppositori dello mwa9wstalinismo ed ex nazisti. Tra il 1945 e il 1950 vi sono stati conteggiati mwa907 100 morti. La maggior parte del campo fu demolito nel 1950, furono lasciati intatti il cancello principale, il forno crematorio, l'ospedale interno, e due torri di guardia.

Buchenwald nella memoria

Il complesso monumentale nazionale: Buchenwald Memorial

Il complesso monumentale della DDR

Su decisione del governo della mwa-iDDR, nel 1954 fu dato avvio ai lavori per la costruzione di una zona monumentale attigua al campo con «il principale obiettivo di celebrare i membri comunisti tedeschi della resistenza»cite-ref-79[79]. Essi si protrassero fino al 1958. Sul lato meridionale del colle dell'Ettersberg, quindi, al posto di una vecchia torre di guardia, venne eretto un imponente monumento nazionale. Nel comprensorio adiacente, inoltre, vennero ricomprese tre fosse comuni in cui in passato erano stati sepolti circa 300 detenuti morti.

La concezione didattica della struttura conduce il visitatore attraverso un percorso a ritroso, dalla morte alla vita. Infatti la visita consigliata parte dal mwa-gforno crematorio, passa davanti alle fosse comuni e porta infine verso un campanile, simbolo di libertà e luce. Lungo la strada che attraversa la zona delle fosse comuni è stato realizzato un muro con incisi i nomi di 18 nazioni, tutte quelle maggiormente rappresentative della popolazione degli internati nel lager nel corso degli anni. Infine il gruppo monumentale vero e proprio, con un campanile cui si giunge attraverso una scala di mattoni chiari. Davanti al campanile si trova la scultura di mwa-kFritz Cremer dedicata agli internati del lager, raffigurante la resistenza nel campo. All'interno del campanile, sotto una lastra di bronzo, è custodita terra di altri lager. Nella loggia, infine, è sistemata una campana di bronzo, usata nelle cerimonie.

Questo luogo veniva utilizzato dalle autorità della DDR per l'organizzazione di manifestazioni nazionali.

I tre memoriali nazionali della DDR, costruiti accanto o sui siti degli ex campi di concentramento di Buchenwald, mwa-wSachsenhausen e mwa-0Ravensbrück, svolsero un ruolo centrale nella politica della memoria della DDR sotto mwa-4Erich Honecker.cite-ref-80[80] Erano controllati dal Ministero della Cultura e quindi dal governo. Secondo il loro statuto, questi memoriali servivano come luoghi di identificazione e legittimazione della DDR.cite-ref-81[81] Secondo la storica Anne-Kathleen Tillack-Graf, la strumentalizzazione politica di questi memoriali, soprattutto per le esigenze attuali della DDR, avvenne in particolare durante le grandi celebrazioni della liberazione dei campi di concentramento.cite-ref-82[82]

La nuova concezione del complesso monumentale dal 1990

Il fatto conclamato che a Buchenwald oltre che i prigionieri comunisti, fossero rinchiusi altri gruppi di prigionieri come ebrei, mwbamsinti e mwbaqrom, delinquenti abituali, mwbauomosessuali e mwbaytestimoni di Geova, internati anche nei sottocampi, fu completamente ignorato nella concezione del memoriale ideato dalla DDRcite-ref-buchenwald-de-83-0[83]. Inoltre, l'esistenza e la storia del campo di Buchenwald "sovietico", ripristinato dopo la guerra, non trovava nessun riscontro nella "storia" del memoriale. «In questo contesto, il Memorial di Buchenwald doveva essere completamente ridisegnato e ristrutturato dopo la scomparsa della DDR. Già nel novembre 1989, il personale del Memoriale Nazionale sviluppò un nuovo concetto»cite-ref-buchenwald-de-83-1[83] per la ristrutturazione del memoriale; il concetto era che il memoriale doveva commemorare sia le vittime del mwba8campo nazista sia quelle del mwbbacampo "sovietico", dando una rilevanza primaria a quello dell'epoca nazista. La persecuzione dei mwbbesinti doveva essere «nettamente separata»; inoltre «l'esposizione permanente, fortemente influenzata dalla parzialità della storiografia della DDR, doveva essere concepita e progettata sulla base dell'attuale stato della ricerca». La commissione preposta al "rinnovamento" del memoriale raccomandò di spiegare «il contesto politico e la storia del Memoriale Nazionale di Buchenwald dal 1950 al 1990, la sua concezione della DDR, il suo sfruttamento a fini di propaganda di Stato e la sua strumentalizzazione politica in un contesto più ampio».

Targhe

• mwbbuStazione ferroviaria di Weimar ingresso est

Dal 1998 una lapide all'ingresso est della mwbbcstazione di Weimar commemora «l'arrivo delle vittime del pogrom anti-ebraico». La stazione fu teatro del comportamento crudele delle SS manifestato verso gli ebrei che arrivavano a Weimar per essere internati a Buchenwald. Un primo trasporto di mwbbg10 000 ebrei proveniva «da mwbbkBreslavia, mwbboDresda, mwbbsFrancoforte sul Meno, mwbbwBielefeld e mwbb0Aquisgrana e da tutta la mwbb4Turingia [...] SS e ausiliari guidarono [gli ebrei] attraverso il passaggio del tunnel [della stazione], sottoponendoli ad atti indiscriminati di violenza lungo il percorso. Gli abusi ebbero luogo davanti agli occhi del pubblico». Nel 1939 nella stazione di Weimar giunsero anche moltissimi ebrei provenienti dalla Polonia che subirono gli stessi trattamenti violenti e tracotanticite-ref-84[84].

• Targa in acciaio posta nel 1999 che commemora il teologo mwbcuDietrich Bonhoeffer, il generale Friedrich von Rabenau e l'ufficiale Ludwig Gehre «nei pressi dell'ex caserma della SS nel campo vicino alla città di Weimar, dove morirono più di 56.000 persone fino alla liberazione avvenuta il 13 aprile 1945 da parte dell'esercito americano»cite-ref-85[85].

Buchenwald nella filmografia e nella televisione

• Nel 2005 è stata girata e prodotta una mwbc0fiction televisiva in due puntate sulla vita della principessa mwbc4Mafalda di Savoia per la regia di mwbc8Maurizio Zaccaro.
• mwbdeIl bambino nella valigia, di Philipp Kadelbach, narra come un gruppo di ebrei, prigionieri nel campo, salvò la vita di un bambino di tre anni nascondendolo in una valigia.

Note

cite-note-11. mwbdgmwbdkDisnas su Buchenwald
cite-note-22. mwbd0mwbd4mwbd8Buchenwald: History & Overview, su mwbeajewishvirtuallibrary.org.
cite-note-33. mwbeqSignificato di "Buchenwald" nel libro mwbeu<meta />mwbeymwbecEssere senza destinomwbeg, di mwbekImre Kertészmwbeo, Feltrinelli, Milano 1999, 2004, ISBN 88-07-81776-4.
cite-note-44. mwbe8Scheda mwbfaArchiviatomwbfe l'11 novembre 2014 in mwbfiInternet Archivemwbfm. mwbfuANED su Buchenwald.
cite-note-55. mwbfkL'albero di Goethe, di mwbfoHelga Schneider Salani Editore, Milano 2012, ISBN 978-88-6256-828-9.
cite-note-66. mwbf8Buchenwald nella scheda di mwbgaYad Vashem.
cite-note-yad-77. mwbg4mwbg8mwbhamwbhemwbhiBuchenwald Concentration Camp and the Rescue of Jewsmwbhm, su mwbhqyadvashem.org. mwbhuURL consultato il 1º novembre 2014 mwbhy(archiviato dall'mwbhcurl originale il 16 aprile 2013).
cite-note-88. Altre fonti stimano il numero in mwbhs230 000, come mwbhwla stima dei prigionieri fatta dall'mwbh0ANPI e in mwbh4250 000 quella fatta mwbh8dall' ANED di Torino e mwbiaArchiviatomwbie il 31 ottobre 2014 in mwbiiInternet Archivemwbim. mwbiuANED di Pordenone.
cite-note-99. mwbikmwbioBuchenwald Concentration Camp and the Rescue of Jews di mwbisArchiviatomwbiw il 16 aprile 2013 in mwbi0Internet Archivemwbi4. mwbjaYad Vashem.
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cite-note-1313. «mwbkwCome sempre queste cifre [mwbk056 554] sono inesatte, dato che anche in questo lager avvennero esecuzioni sommarie delle quali non è rimasta alcuna traccia» - mwbk4Scheda mwbk8ANPI su Buchenwald.
cite-note-chronik-1414. mwblumwblyChronik des Konzentrationslagers Buchenwald, 6 Februar 2008, Stiftung Gedenkstätten Buchenwald und Mittelbau-Dora mwblcArchiviatomwblg l'8 settembre 2012 in mwblkInternet Archivemwblo.
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cite-note-1616. mwbmmmwbmqmwbmuBuchenwald nella scheda di Lagerpuntoit, su mwbmylager.it. mwbmcURL consultato il 22 agosto 2006 mwbmg(archiviato dall'mwbmkurl originale l'8 maggio 2006).
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Collegamenti esterni

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